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Un viaggio tra i sorrisi e le lacrime di un popolo sottomesso.

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Il Myanmar, Birmania ai tempi della colonizzazione inglese, è una nazione ricca di cultura, e paesaggi mozzafiato. Dai tropici all'Himalaya, qualsiasi viaggiatore può trovare passioni, interessi e fascino. Purtroppo il regime dittatoriale proibisce i cittadini delle libertà più fondamentali ed i diritti umani sono regolarmente calpestati.

 

Da secoli la popolazione resiste alle oppressioni, dall'invasione di Kubilay Khan, alla colonizzazione britannica, all'attuale regime militare instauratosi al potere nel 1962, che reprime con la detenzione, i lavori forzati e perfino la morte, tutte le forme di dissidenza e le espressioni di disappunto pubbliche. Il saccheggio continuo delle ricchezze e il controllo mafioso sull'economia nazionale da parte dei regnanti, non permette nessun miglioramento delle condizioni di vita. La popolazione è quindi costretta ad una vita di sussistenza senza molte aspettative.

Viene spontaneo chiedersi se sia opportuno visitare questa nazione, bella e affascinante, ma sfruttata e sottomessa da un regime militare.
Il premio Nobel Aung San Suu Kyi incita a boicottare il Mayanmar al fine di isolare il regime e costringerlo alle riforme.
Altri oppositori sono pertanto a favore del turismo che porta speranza e apertura, favorisce l'economia e gli scambi con l'estero, convinti che ciò spinga il governo ad un'apertura.

Decidere se intraprendere il viaggio diventa quindi una pura questione ideologica, e le bellezze della Birmania passano in secondo piano. Per aiutarvi nella decisione ecco alcuni siti interessanti:

www.amnesty.org

www.lonelyplanet.com

Se visitare una dittatura non vi procura particolari problemi, o se siete convinti che la vostra presenza possa dare speranza alla popolazione birmana, il Myanmar vi saprà accogliere con calore. Templi, montagne, spiagge e laghi sveleranno i loro segreti e le loro bellezze. Le genti sapranno dare il giusto calore e umanità alla vostra avventura.

Il paese è enorme e spostarsi è una vera impresa, condizionata dal pessimo stato dei mezzi pubblici e delle infrastrutture, così come dal governo che contingenta i carburanti per favorire il mercato nero controllato dai capi di stato. Per visitare la Birmania bisogna armarsi di molta, molta ma molta pazienza, essere pronti ad essere pigiati su mezzi di trasporto sovraffollati per delle ore e per percorrere pochi chilometri, viaggiare su strade orrendamente mutilate da anni di noncuranza. Ma saranno proprio queste avventure ad imprimersi nei ricordi e a suscitare le più forti emozioni rendendo il vostro viaggio epico.
Dal mio diario:"dopo aver trascorso 12 ore sugli scomodi sedili di seconda classe del treno che da Bago mi portava a Thazi, aver mangiato cavallette e spiedini d'uccelli interi e piumosi, gentilmente offerti da viaggiatori curiosi, simpatici (malgrado non sia riuscito a comprendere una parola in 12 ore d'interrogatorio rispondendo con il classico sorriso ebete), ma stramaledettamente generosi, credevo aver vissuto il meglio del peggio della locomozione e del catering mondiale, invece il tratto di bus che da Pyay porta alla paradisiaca spiaggia di Ngapali ha superato qualsiasi previsione horror della mia fervida immaginazione. Su una vecchia lamiera, che una volta doveva costituire la carrozzeria di un bus da 50 posti, sono state montate 4 ruote con copertoni slic e passo ridotto per affrontare le tortuose curve della pista segnata tra le impervie montagne che conducono alla costa. Un motore rombante a singulti dava impressionati vibrazioni a tutto il cimelio ancora prima di inserire l'unica marcia funzionante. Mi rannicchiai sopra dei sacchi di juta che occupavano il retro del bus assieme ad ovini e caprini, vivi e morti. Con una velocità costante di 15 km/h il trabicolo affrontava senza cura, curve, controcurve, buche, sassi e tronchi. Come occupazione pensai di tenere saldo un enorme pezzo di lamiera e un televisore cinese che ballonzolavano instabili sopra la mia testa. Un'occhiata dal finestrino, terrore! sui tornanti il retro del bus era completamente a sbalzo sul precipizio. All'interno della carcassa una fitta polvere frammista all'odore della farina di pesce, "spezia" base di qualsiasi pietanza birmana, soffocava i polmoni e poveri polli appesi a testa in giù ballonzolavano inermi esagerando il terribile schakeraggio del mezzo. Tra polli, polvere e curve le viscere dei viaggiatori si rovesciavano regolarmente sui sacchi di juta accompagnati da poco appetitosi rumori stomacali e aciduli odori. Io, equilibrista, reggevo lamiera e tele, terrorizzato dal precipizio.
Ora sono sdraiato a godermi la paradisiaca spiaggia con le sue sabbie bianche e il suo mare turchese, nonostante la vescica sia completamente vuota, a causa dello sballottamento del bus, ho una forte sensazione di urinare ma a parte ciò sembra di aver trovato il paradiso".

In questo paese anche un semplice viaggio in bus ci rammenta le lacrime e le sofferenze di questo popolo,
speriamo che dopo millenni di difficile cammino possa trovare pace e serenità.

 
 

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